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Psicologia della manipolazione nel referendum sulla giustizia: come la campagna del Sì costruisce consenso.

Aggiornamento: 10 feb

Come il consenso viene costruito manipolando emozioni, percezioni e paure


(a cura di Viviana Guarini)


psicologia della manipolazione referendum

PREMESSA


Quando un referendum diventa una macchina di persuasione


In queste settimane il dibattito pubblico è dominato dal referendum sulla giustizia.

Televisione, social media, talk show e dichiarazioni politiche stanno moltiplicando slogan, immagini emotive, frasi ricorrenti e narrazioni semplificate che cercano di orientare il giudizio dei cittadini e delle cittadine.

Questo è sempre il momento più delicato per una democrazia: quando una scelta complessa viene compressa in messaggi brevi, emotivi, facilmente memorizzabili.


Quando una decisione collettiva si avvicina, la comunicazione raramente si limita a informare e diventa strategica: non spiega, costruisce percezioni.

Non chiarisce: orienta.

Ed è proprio in queste fasi che si moltiplicano i frame di distorsione: semplificazioni drastiche di problemi istituzionali complessi, promesse simboliche, associazioni emotive e scorciatoie cognitive che guidano il giudizio prima ancora del ragionamento.


In questo articolo analizzeremo come e in che misura questi frame si alternano nella comunicazione favorevole al , sostenuta dagli esponenti al governo e, per questo, predominante nello spazio mediatico e social.


L’analisi si concentra su questo corpus comunicativo perché in questa fase del dibattito la comunicazione favorevole al SÌ risulta quantitativamente più presente nello spazio mediatico e digitale, in particolare attraverso dichiarazioni istituzionali, talk show e campagne social riconducibili agli esponenti di governo.

È in questo insieme di messaggi che si osserva con maggiore chiarezza una costruzione sistematica del consenso, realizzata attraverso la ripetizione coerente di slogan, l’utilizzo dei media tradizionali e la circolazione coordinata dei frame narrativi sui social network.



Questo intervento non riguarda il diritto costituzionale, ma il modo in cui l’informazione viene organizzata per orientare il giudizio.

I motivi a favore del SÌ non vengono analizzati come veri o falsi, ma come dispositivi comunicativi: cioè come costruzioni narrative capaci di attivare emozioni, bias cognitivi, scorciatoie decisionali.


Attraverso un’analisi qualitativa e quantitativa ho ricercato i 50 argomenti principali, le frasi e i motivi più ripetuti non solo in tv ma anche e soprattutto sui social media.

Alcuni argomenti sono elencati una doppia volta perché rientrano in più frame narrativi.

Siamo, infatti, di fronte a FRAME COMUNICATIVI/narrativi BASATI SU MECCANISMI PSICOLOGICI e dispositivi di orientamento del giudizio.


In sintesi, tecniche persuasive che possono produrre manipolazione dell’informazione e del consenso.



NOTA METODOLOGICA


Quello che ho fatto non è “scegliere una parte”, ma applicare un metodo di analisi della comunicazione.

In psicologia della comunicazione non si analizzano tutte le posizioni per creare un finto equilibrio politico: si studia un corpus preciso di messaggi per individuarne i meccanismi persuasivi.

In questo caso l’oggetto è la campagna comunicativa del SÌ — peraltro portata avanti dagli esponenti oggi al governo —, perché è quella che sta costruendo consenso attraverso la produzione massiccia di slogan, l’utilizzo di media tradizionali e soprattutto di semplificazione di messaggi all’interno dei social network.

Analizzare frame narrativi, parole-valore, promesse causali, emozioni attivate e scorciatoie cognitive significa descrivere come funzionano.

È lo stesso metodo con cui si studiano la pubblicità, la propaganda o i processi di disinformazione.

Pretendere che per essere “scientifica” un’analisi debba includere anche il NO significa confondere il metodo di ricerca con la par condicio televisiva.


In questa analisi non si discute il vero o falso delle affermazioni né il merito giuridico della riforma.


Ho fatto ciò che fa la psicologia della comunicazione: analizzare come una campagna costruisce consenso attraverso frame narrativi, emozioni attivate, bias cognitivi e scorciatoie decisionali.

Si può analizzare una strategia pubblicitaria senza discutere se il prodotto sia buono.

Si può analizzare una propaganda senza stabilire se il contenuto sia corretto.Si studiano i meccanismi persuasivi.

La psicologia della comunicazione studia come i messaggi funzionano, non se il loro contenuto giuridico sia corretto.



referendum giustizia

FRAME NARRATIVI BASATI SU MECCANISMI PSICOLOGICI


Per rendere comprensibile il funzionamento della persuasione nel dibattito sul referendum, non ho analizzato ogni argomento singolarmente, ma li ho raggruppati in frame comunicativi e narrativi.


Un frame è una struttura interpretativa che organizza i messaggi e orienta il modo in cui un problema viene percepito: seleziona alcuni elementi della realtà, ne enfatizza altri e costruisce una narrazione coerente che guida il giudizio prima della riflessione razionale.



Le frasi e gli slogan della campagna

del SÌ non agiscono in modo isolato, ma si rafforzano a vicenda quando vengono inseriti nello stesso frame.

Argomenti diversi in realtà attivano spesso gli stessi meccanismi psicologici.


Per questo ho suddiviso i messaggi non per tema giuridico, ma per funzione comunicativa e li ho organizzati in base al meccanismo psicologico che attivano (semplificazione, paura, speranza, identificazione morale, urgenza, conformismo, etc.).

Questa classificazione consente di vedere che i circa 50 argomenti più ripetuti non sono argomentazioni autonome, ma variazioni ricorrenti di pochi schemi persuasivi fondamentali.

In altre parole, non siamo davanti a molte ragioni diverse, ma a pochi dispositivi comunicativi ripetuti e adattati.



1. SEMPLIFICAZIONE COGNITIVA DI UN SISTEMA COMPLESSO


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo

  1. “La magistratura è politicizzata e dominata dalle correnti.”

  2.  “Il CSM è controllato dalle correnti e non è più indipendente.”

  3. “Le carriere dei magistrati vengono decise a tavolino, non per merito.”

  4. “Nelle procure funziona il sistema degli amici degli amici.”

  5. “C’è nepotismo e favoritismo nelle nomine e negli incarichi.”

  6. “La magistratura è una casta di intoccabili che non risponde a nessuno.



DESCRIZIONE DEL FRAME


Questo frame nasce dal bisogno di rendere comunicabile un sistema che, per sua natura, non lo è.

La magistratura è un’architettura istituzionale fatta di livelli, contrappesi, procedure, eccezioni, ruoli differenziati, norme costituzionali e prassi applicative. Tutto questo, nel discorso pubblico viene percepito come opacità.


La comunicazione favorevole al SÌ opera una riduzione drastica: la complessità non viene spiegata, ma sostituita da una causa unica e intuitiva.


Le correnti diventano la chiave interpretativa totale.

Inoltre, eventuali scandali o fatti di cronaca accaduti nella magistratura, invece di essere trattati come eventi circoscritti, vengono  trasformati in prove simboliche del fallimento dell’intero sistema.In questo modo, il cittadino/ la cittadina non è più chiamato/a a capire come funziona la magistratura, ma a sapere perché è sbagliata.


Meccanismo psicologico di base

Riduzione della complessità attraverso moralizzazione: è il processo per cui ciò che è difficile da comprendere viene trasformato in un giudizio morale, passando dal “non capisco” al “è sbagliato”.



nemico

2. COSTRUZIONE DEL NEMICO SIMBOLICO (NOI / LORO)


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


  1. “La magistratura è diventata una casta di intoccabili che non risponde a nessuno.”

  2. “Se qualcuno si oppone al SÌ è perché ha interessi da difendere o privilegi da perdere.“

  3. “I magistrati non sono eletti da nessuno ma decidono più dei rappresentanti del popolo.”

  4. “La magistratura è un sistema chiuso e autoreferenziale che protegge sé stesso.”


DESCRIZIONE DEL FRAME


In questo frame il dibattito smette di essere istituzionale e diventa identitario.

Il confronto non avviene più tra modelli di giustizia, ma tra soggetti morali contrapposti: da una parte i cittadini e le cittadine, dall’altra una élite chiusa e autoreferenziale.

Il “loro” non viene mai definito con precisione ed è proprio questa vaghezza a renderlo efficace.

Può includere magistrati, correnti, apparati, burocrazie, tecnici, a seconda del contesto comunicativo.

È un nemico elastico, adattabile, sempre disponibile.

Questo frame ha una funzione decisiva: sposta il conflitto dal piano delle idee a quello delle intenzioni.

Chi difende lo status quo non ha semplicemente una visione diversa, ma viene implicitamente collocato tra coloro che “hanno qualcosa da perdere”.


Meccanismo psicologico di base


Polarizzazione identitaria: le opinioni diventano segnali di appartenenza a un gruppo, non valutazioni razionali.



3. GENERALIZZAZIONE EMOTIVA A PARTIRE DA CASI REALI


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


11.”I magistrati i corrotti o irresponsabili continuano a fare carriera senza conseguenze.”

12.”Se un politico sbaglia paga subito, se un magistrato sbaglia non succede nulla.”

13.”Il sistema disciplinare dei magistrati non funziona e non li sanziona davvero.”

14.”Chi sbaglia deve rispondere come tutti gli altri, anche quando è un magistrato.”


DESCRIZIONE DEL FRAME


referendum giustizia

Questo frame è particolarmente potente perché non si fonda sulla falsità, ma sulla selezione.

Parte da episodi reali, spesso gravi, spesso emotivamente destabilizzanti, e li usa come lente interpretativa dell’intero sistema.

Il passaggio chiave non è esplicito, ma implicito: dal singolo caso si scivola verso il giudizio complessivo.

La responsabilità individuale viene trasformata in caratteristica sistemica.


Il cittadino/ la cittadina non è invitato/a a chiedersi quanto siano frequenti certi comportamenti, né come vengano già sanzionati, ma a sentire che qualcosa “non va”.

L’emozione diventa criterio di valutazione.


Meccanismo psicologico di base


Estensione emotiva dal particolare al generale: un singolo caso emotivamente rilevante viene usato per giudicare un intero sistema.



4. PAROLE-VALORE MORALMENTE INATTACCABILI


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


15. “Questa riforma finalmente garantisce un vero giusto processo.”

16. “Con la separazione delle carriere il giudice sarà davvero terzo e imparziale.”

17. “PM e difesa avranno finalmente le stesse armi nel processo.”

18. “È una riforma garantista che tutela i diritti dei cittadini, non i poteri forti.”

19. “Serve per proteggere gli innocenti da errori giudiziari e abusi.”


DESCRIZIONE DEL FRAME


Qui la comunicazione non lavora sui contenuti, ma sul linguaggio.

Termini come “giusto processo”, “terzietà”, “garanzie”, “tutela degli innocenti” vengono utilizzati come etichette morali, non come concetti da verificare empiricamente.


Il frame è costruito in modo tale che il dissenso appaia non come disaccordo tecnico, ma come negazione di valori condivisi.

La riforma viene presentata come incarnazione del bene, non come uno strumento discutibile.

In questo modo il dibattito viene chiuso prima di iniziare:non si discute se la riforma produca davvero più garanzie, ma chi sia davvero dalla parte dei diritti.


Meccanismo psicologico di base


Occupazione del campo morale: un punto di vista viene presentato come moralmente giusto, rendendo il dissenso eticamente sospetto



referendum giustizia

5. PROMESSA NON FALSIFICABILE (ATTIVAZIONE DELLA SPERANZA)


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


20.“Con questa riforma la giustizia diventerà finalmente più veloce, efficiente ed equa.”

21.“Basta con i processi che durano anni e non finiscono mai.”

22.“Si metterà fine ai processi mediatici e alle gogne sui giornali.”

23.“Una giustizia che funziona ridarà fiducia ai cittadini e attirerà investimenti e sviluppo.”


DESCRIZIONE DEL FRAME 


Questo frame intercetta un malessere reale e profondo: la percezione diffusa di una giustizia lenta, inefficiente, lontana dai cittadini e dalle cittadine.

La comunicazione favorevole al SÌ non entra nel merito delle cause strutturali di questa lentezza, ma propone una soluzione simbolica carica di aspettative.

Gli effetti promessi – maggiore velocità, efficienza, equità, fiducia – sono desiderabili, ma non ancorati a una catena causale verificabile.


Il futuro diventa il luogo in cui la riforma dimostrerà la sua bontà.


La promessa funziona perché non è falsificabile nel presente, ma produce subito un effetto emotivo positivo.


Meccanismo psicologico di base


Speranza come regolatore emotivo: l’anticipazione di un miglioramento futuro attenua frustrazione e incertezza, abbassando la soglia critica con cui valutiamo una proposta.



6. ROVESCIAMENTO SEMANTICO E FRAME RASSICURANTE


referendum giustizia

Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


24. “Separare le carriere non significa sottomettere la magistratura alla politica, ma renderla più equilibrata.”

25. “Con questa riforma l’autonomia della magistratura viene rafforzata, non indebolita.”

26. “Non è un attacco ai magistrati onesti, è una riforma contro un sistema che non funziona.”

27. “Il referendum non toglie diritti ai cittadini, anzi ne aggiunge e li tutela meglio.”

28. “Finalmente avremo un CSM davvero indipendente dalle correnti e dai giochi di potere.”


DESCRIZIONE DEL FRAME


Questo frame lavora in anticipo sulle critiche.

Le obiezioni più forti – rischio di limitazione dell’autonomia, di squilibrio dei poteri, di controllo politico – vengono neutralizzate prima ancora di essere formulate.

Il linguaggio è rassicurante, protettivo, anticipatorio.

Separare non significa sottomettere; riformare non significa indebolire; cambiare non significa togliere diritti.


In questo modo, il pubblico viene guidato a interpretare la riforma come intrinsecamente positiva, e ogni critica come infondata o strumentale.


Meccanismo psicologico di base


Riduzione dell’ansia da rischio: il linguaggio rassicurante abbassa la percezione di pericolo e rende il cambiamento psicologicamente accettabile. Presentare un cambiamento come protettivo o non minaccioso riduce la paura e disattiva la valutazione critica del rischio.


giovanni falcone

7. AUTORITÀ SIMBOLICA E DELEGA MORALE


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


29. “Anche Giovanni Falcone voleva la separazione delle carriere.”*


*Nota di contestualizzazione storica

Questa frase viene evocata con richiamo ad un’intervista dell’epoca oggi rintracciabile su alcune testate giornalistiche. Falcone, molto presumibilmente quando parlava di separazione delle carriere, si riferiva alla struttura del processo accusatorio negli anni ’80–’90, in una fase di profonda trasformazione del sistema giudiziario italiano.

In quel periodo giudici e pubblici ministeri erano ancora formati insieme, ruotavano sugli stessi ruoli e il nuovo codice di procedura penale stava appena introducendo il modello accusatorio.


Il sistema istituzionale era quindi radicalmente diverso dall’attuale: l’organizzazione delle funzioni giudiziarie, i percorsi professionali e gli equilibri tra le figure processuali non coincidevano con l’assetto odierno.

Il Consiglio Superiore della Magistratura esisteva formalmente, ma non aveva ancora assunto il ruolo centrale, il peso politico-istituzionale e le dinamiche che caratterizzano l’autogoverno della magistratura contemporanea.


Il richiamo di Falcone a “figure strutturalmente differenziate” riguardava la professionalità, la specializzazione delle funzioni nel processo penale e la logica del nuovo modello accusatorio — non la separazione costituzionale delle carriere né l’attuale configurazione degli organi di autogoverno.


**Perché questa precisazione è metodologicamente rilevante

Questa distinzione non serve a confutare politicamente l’argomento, ma a mostrare come una posizione storicamente contestualizzata venga decontestualizzata e trasformata in legittimazione simbolica.

Nel discorso persuasivo non conta la fedeltà al significato originario, ma l’effetto emotivo e autoritativo prodotto dall’associazione con una figura unanimemente rispettata.


DESCRIZIONE DEL FRAME


Il richiamo a figure simboliche come Giovanni Falcone non serve a chiarire il contenuto tecnico della riforma, ma a conferirle una legittimazione morale immediata.


manipolazione

La figura evocata funziona come garanzia simbolica: se una personalità unanimemente rispettata viene associata a un’idea, quell’idea appare automaticamente giusta o comunque inattaccabile.

Il cittadino/la cittadina non è più chiamato/a a valutare i contenuti della riforma, i suoi effetti istituzionali, i rischi o le conseguenze ma semplicemente a fidarsi.


Il prestigio morale sostituisce l’argomentazione.



Meccanismo psicologico di base


Delegazione del giudizio all’autorità: ci affidiamo al parere di una figura autorevole rinunciando a valutare autonomamente.



8. ALLARME DEMOCRATICO E URGENZA


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


30.“La magistratura ha ormai un potere eccessivo, superiore persino a quello del Parlamento.”

31.“I giudici oggi incidono sulla politica più dei rappresentanti eletti dai cittadini.”

32.“Questa riforma è necessaria ed è stata rimandata per decenni: non si può aspettare ancora.”

33.“Se non interveniamo adesso, quando lo faremo? È il momento di agire.


DESCRIZIONE DEL FRAME


Questo frame costruisce un senso di pericolo imminente.

La magistratura viene descritta come un potere eccessivo, non eletto, poco controllabile, capace di incidere sulla politica più del Parlamento.

La riforma diventa quindi una risposta necessaria a una minaccia sistemica.

Il tempo della riflessione viene compresso: non si può aspettare, non si può rimandare, non si può discutere troppo a lungo.

L’urgenza diventa argomento.


Meccanismo psicologico di base


Decisione sotto pressione emotiva: emozioni intense come paura o urgenza riducono il tempo e la qualità della valutazione razionale.



9. APPELLO ALLA NORMALITÀ E AL CONFORMISMO


conformismo

Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


34.“Nei principali Paesi europei le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri sono già separate: l’Italia deve adeguarsi agli standard delle democrazie mature.”

35.“Questa non è una battaglia ideologica: è una riforma sostenuta trasversalmente, oltre le divisioni tra destra e sinistra.”


DESCRIZIONE DEL FRAME

Qui la riforma viene presentata non come scelta controversa, ma come adeguamento a uno standard condiviso.

L’argomento non è “è giusto”, ma “è normale”.

Il riferimento ai modelli europei e alla trasversalità politica serve a ridurre la percezione del rischio: se lo fanno gli altri, se non è di destra né di sinistra, allora non può essere pericoloso.


Meccanismo psicologico di base


Conformismo sociale e normativo: tendiamo ad adottare l’opinione percepita come maggioritaria per sentirci allineati e ridurre il rischio di isolamento. Ci adeguiamo alle opinioni dominanti per evitare disapprovazione o sanzioni sociali, anche senza esserne convinti.



10. NARRAZIONE IDENTITARIA ED EROICA


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


36. “Questa riforma rappresenta un vero passo di civiltà per il Paese.”

37. “Finalmente si rompe un tabù che per anni ha impedito di riformare la giustizia.”

38. “Serve coraggio politico per cambiare un sistema che nessuno ha mai osato toccare.”

39. “Questa riforma serve a tutelare i magistrati onesti dalle pressioni interne.”

40. “Liberare la magistratura dai condizionamenti è l’unico modo per renderla davvero indipendente.”


patria meloni

DESCRIZIONE DEL FRAME


In questo frame la riforma viene caricata di significato simbolico.

Non è più una modifica normativa, ma un atto di civiltà, di coraggio, di rottura di un tabù.

Il voto non riguarda più ciò che la riforma fa, ma ciò che dice di chi vota.

Scegliere il SÌ diventa una dichiarazione identitaria.


Meccanismo psicologico di base


Costruzione del Sé morale: la scelta viene usata per confermare l’immagine di sé come persona giusta.



11. COSTRUZIONE DI UN PROBLEMA FALSO O GONFIATO


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


41. Con la separazione delle carriere, i cittadini saranno più garantiti e la democrazia più forte.


Contestualizzazione empirica del problema

Nei fatti attuali il passaggio di carriera è un fenomeno marginale, già significativamente limitato prima della riforma costituzionale proposta.

In base alle normative vigenti, il magistrato può cambiare funzione una sola volta nella carriera e solo entro determinati limiti temporali (ad esempio una volta nei primi anni di servizio).

Secondo dati recenti, negli ultimi cinque anni il passaggio da pubblico ministero a giudice riguarda circa lo 0,83 % dei magistrati, mentre quello inverso riguarda circa lo 0,21 %.


separazione delle carriere

Complessivamente, quindi, meno dell’1 % dei magistrati cambia effettivamente funzione nel corso della propria carriera, un fenomeno residuale rispetto alla totalità dei magistrati in servizio


DESCRIZIONE DEL FRAME


La separazione delle carriere, pur essendo un elemento marginale nella pratica, viene trasformata nel cuore simbolico della riforma.

Il dibattito si concentra su un problema facilmente comprensibile, intuitivo, narrabile.

In questo modo, questioni strutturali molto più complesse – risorse, organizzazione, carichi di lavoro – vengono espulse dal campo del discorso pubblico.


Meccanismo psicologico di base


Sostituzione del problema: di fronte a una questione complessa e difficile da risolvere, l’attenzione viene spostata su un problema più semplice, simbolico e narrabile, che appare centrale ma è marginale nei fatti.



12. ILLUSIONE CAUSALE


manipolazione mentale

Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


42. Con la riforma i magistrati saranno più attenti e i tempi saranno ridotti

43. Grazie a questa riforma avremo meno processi mediatici e meno salotti televisivi.


DESCRIZIONE DEL FRAME

Il frame suggerisce una relazione diretta tra la separazione delle carriere e risultati desiderabili come maggiore velocità o minore spettacolarizzazione dei processi.

Il nesso causale non viene dimostrato, ma intuito.

La linearità narrativa sostituisce la verifica empirica.


Meccanismo psicologico di base


Attribuzione causale illusoria: il frame induce a credere che un singolo cambiamento produca automaticamente effetti positivi complessi, senza dimostrarne il nesso causale, sfruttando l’intuizione e il desiderio al posto della verifica empirica.



13. FOCALIZZAZIONE SELETTIVA DELL’ATTENZIONE e ILLUSIONE DI VERITÀ PER RIPETIZIONE


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


44. I magistrati sono una casta di intoccabili

45. Sì al Referendum sulla separazione delle carriere per rendere la giustizia più trasparente, più efficiente e più vicina ai cittadini


DESCRIZIONE DEL FRAME


L’attenzione pubblica viene concentrata in modo quasi esclusivo su pochi temi ripetuti ossessivamente.

Ciò che non rientra in questo perimetro – come organici, investimenti, organizzazione degli uffici – scompare.

Il pubblico finisce per discutere solo di ciò che vede.


La ripetizione costante degli stessi argomenti nei media produce familiarità.

E la familiarità, nel tempo, viene scambiata per verità.

Il contenuto non viene più valutato: viene riconosciuto.


Meccanismo psicologico di base


Tunnel attentivo: quando l’attenzione pubblica viene concentrata ripetutamente su un unico tema, il campo cognitivo si restringe e altre informazioni rilevanti smettono di essere considerate, anche se decisive.

Familiarità come criterio di verità: tendiamo a considerare vera un’idea solo perché l’abbiamo sentita ripetere molte volte.



14. TRASFERIMENTO EMOTIVO E ASSOCIAZIONE STRUMENTALE - COME SI COSTRUISCE UNA CATENA NARRATIVA.

I FATTI DI TORINO.


referendum giustizia


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


46. “La magistratura deve fare il suo dovere”

47.“La doppia morale dei giudici: comprensivi con il black bloc, severi con le forze dell’ordine”

48.“Resistenza a pubblico ufficiale durante gli scontri con la polizia a Torino: liberi dopo due giorni. Cambiamo questa giustizia”

49. “Le forze dell’ordine arrestano i delinquenti. Le toghe rosse li liberano. Vota sì”.

50. “Chi ha pestato l’agente di polizia a Torino vota NO”.


Costruzione della catena narrativa


1️. L’evento traumatico


A Torino avviene uno scontro in piazza.Ci sono feriti tra le forze dell’ordine e tra i manifestanti.


2️. Selezione narrativa dell’evento


Nel racconto mediatico e politico: il focus si concentra quasi esclusivamente sui poliziotti feriti il resto del contesto (dinamica, responsabilità multiple, feriti tra i manifestanti) scompare o viene marginalizzato.

Questa non è una falsificazione, ma una selezione.

È il primo passaggio chiave: non si racconta tutto, si racconta ciò che attiva più emozione.


3️. Attivazione dell’emozione primaria: indignazione + paura


L’immagine della polizia ferita attiva:- senso di minaccia all’ordine- paura sociale- bisogno di autorità.

In questo stato emotivo, il pubblico non chiede spiegazioni, chiede protezione.


4️. L’appello all’autorità: “la magistratura deve fare il suo dovere”


La prima dichiarazione pubblica della Premier Giorgia Meloni:

Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria parte”.


Questa frase è psicologicamente potentissima perché:

  • presuppone che ci sia già un colpevole;

  • sposta l’attenzione dal cosa è successo al chi deve punire;

  • riattiva la richiesta di ordine e controllo.

In questo passaggio, la magistratura viene chiamata come strumento di rassicurazione emotiva, non come organo di garanzia.


5️. Slittamento semantico: dalla piazza al referendum


A questo punto accade qualcosa di cruciale (sui social soprattutto): inizia a circolare l’idea che “chi era in quella piazza vota NO” oppure che quell’episodio dimostri perché serva il SÌ.

Anche se:

  • l’evento non c’entra nulla con il referendum

  • i manifestanti non hanno relazione con il tema

  • non c’è alcun nesso logico- Il collegamento è emotivo, non razionale.


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Meccanismi psicologici: perché

funziona


🔹 A. TRASFERIMENTO EMOTIVO


Un’emozione forte (paura, indignazione) viene trasferita su un tema diverso.

Il cervello non “ripulisce” l’emozione:

  • ciò che mi ha fatto paura → resta associato;

  • ciò che promette ordine → diventa desiderabile.


 Il referendum diventa lo sbocco simbolico di un’emozione nata altrove.

La funzione qui non è spiegare la riforma: è creare un collegamento emotivo tra evento traumatico e voto.



🔹 B. ASSOCIAZIONE COLPEVOLIZZANTE 


Chi è in piazza, critico, oppositivo viene associato implicitamente a disordine, violenza, pericolo.

E, per contrasto, chi vota SÌ viene collocato dalla parte dell’ordine, della legge, della sicurezza


🔹 C. SHORT-CIRCUIT LOGICO


Il passaggio avviene così:

evento violento → emozione

emozione → richiesta di punizione

punizione → autorità

autorità → referendum

Ma:

  • il nesso logico non esiste

  • il nesso psicologico sì.


Perché questo è un meccanismo gravissimo (e molto efficace)


Perché:

  • sottrae il referendum al suo contenuto

  • lo trasforma in scelta identitaria ed emotiva

  • rende il NO implicitamente associato a disordine, caos, violenza


È una forma di persuasione indiretta, molto più potente di uno slogan.


Qui siamo davanti a un trasferimento emotivo.

Un fatto di piazza viene usato per attivare paura, la paura viene affidata all’autorità, e l’autorità viene poi simbolicamente collegata al SÌ.

Non perché c’entri, ma perché rassicura.




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DESCRIZIONE DEL FRAME


Eventi emotivamente forti, come gli scontri di piazza, vengono utilizzati per caricare simbolicamente il tema della giustizia.

L’attenzione mediatica seleziona alcuni elementi (poliziotti feriti) e ne oscura altri.

L’emozione generata viene poi indirettamente trasferita sul referendum, che diventa lo sbocco simbolico del bisogno di ordine.


Meccanismo psicologico di base:


Attribuzione emotiva impropria: un’emozione generata da un evento viene inconsciamente trasferita a un tema diverso, guidando il giudizio senza un nesso logico.



15. SACRALIZZAZIONE DEL LINGUAGGIO E DELEGITTIMAZIONE DEL DISSENSO


Frasi e argomenti ricorrenti all’interno di questo frame comunicativo


51. “Blasfemo il sostenere che la riforma costituzionale metta in pericolo l'indipendenza della magistratura”.


DESCRIZIONE DEL FRAME


Definire “blasfemo” il dissenso non è una semplice iperbole, ma un atto linguistico potente.

Il linguaggio politico assume una dimensione sacrale: chi critica non sbaglia, ma offende.

Il dissenso viene espulso dal campo democratico e trasformato in devianza morale.


referendum giustizia

Meccanismo psicologico di base


Espulsione simbolica del dissenso: il dissenso non è più un’opinione alternativa, non è più nemmeno un errore: diventa un’offesa morale. Questo è il cuore del meccanismo: chi critica viene simbolicamente espulso dal confronto democratico.


Quando un referendum viene caricato delle emozioni di eventi che non lo riguardano, non siamo più nella deliberazione democratica.


Siamo nella gestione emotiva del consenso.



Conclusione


La comunicazione pubblica dovrebbe orientare le scelte collettive principalmente attraverso dati verificabili e argomentazioni razionali.

Tuttavia, a livello globale, si osserva un ricorso sempre più massiccio a frame narrativi, attivazione emotiva e scorciatoie cognitive come principali strumenti di persuasione.


L’analisi qui proposta non valuta il merito giuridico della riforma né la verità delle singole affermazioni, ma studia il funzionamento dei dispositivi comunicativi utilizzati nella costruzione del consenso: semplificazione della complessità, moralizzazione del linguaggio, promesse causali non verificabili, attivazione della paura, uso simbolico dell’autorità, associazioni emotive implicite.


In psicologia della comunicazione non si analizzano tutte le posizioni per creare un artificiale equilibrio politico, ma si seleziona un corpus preciso di messaggi per individuarne le dinamiche persuasive.


In questo caso l’oggetto di studio è stato il discorso pubblico favorevole al SÌ, perché è quello che, in questa fase del dibattito, sta maggiormente strutturando narrazioni, slogan e cornici interpretative attraverso media tradizionali e social network.

Analizzare una campagna comunicativa significa rendere visibili i meccanismi con cui orienta il giudizio.


È lo stesso approccio utilizzato nello studio della pubblicità, della propaganda politica e della disinformazione: non si discute se il contenuto sia giusto o sbagliato, ma come produce effetti cognitivi ed emotivi.



Quando il dibattito pubblico si fonda su emozioni guidate, problemi costruiti e nessi causali intuitivi anziché verificabili, la scelta dei cittadini e delle cittadine non è pienamente informata ma psicologicamente orientata.


La consapevolezza di questi processi non impone una posizione politica.

Restituisce, invece, una condizione fondamentale della democrazia: la possibilità di decidere comprendendo come veniamo persuasi.


Capire questi meccanismi non dice come votare.

Dice come non smettere di pensare.



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📚 Bibliografia

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Chi sono


viviana guarini

Sono Viviana Guarini, psicologa clinica e del lavoro, specializzata in psicologia della comunicazione, ambito nel quale concentro la mia attività professionale, strutturando strategie comunicative per aziende e liberi professionisti.

Sono formatrice in aula su strategie di comunicazione, scrittura e comunicazione efficace, public speaking, intelligenza emotiva, leadership positiva, cyberpsicologia e responsabilità sociale.

Lavoro anche come formatrice in progetti finalizzati alla prevenzione del disagio psicologico negli adolescenti e al contrasto di abusi, violenze e discriminazioni.

Sono scrittrice e sceneggiatrice pubblicitaria: mi occupo dell’ideazione e della sceneggiatura di spot e cortometraggi per brand, professionisti e attività.

Come copywriter lavoro alla strutturazione di content strategy e alla creazione di testi per siti web, pubblicità e libri, integrando la prospettiva psicologica per costruire messaggi coerenti, inclusivi e capaci di generare valore.

Sono autrice di romanzi e coautrice di numerose raccolte, manuali professionali e pubblicazioni scientifiche: la scrittura e la psicologia rappresentano il filo rosso della mia multidisciplinarietà.

Sono inoltre attivista per i diritti umani e la parità di genere. Porto avanti un impegno civico e sociale in iniziative e movimenti per la pace, la giustizia sociale e la difesa dei diritti umani, con particolare attenzione al femminismo e alla promozione dell’uguaglianza di genere.

Partecipo ad attività di sensibilizzazione, manifestazioni e progetti culturali finalizzati alla diffusione di valori pacifisti, inclusivi e solidali.


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